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- Principi per il Prestito Responsabile -

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Che cosa ci muove?


  1. Il credito è oggi divenuto, per i consumatori, importante quasi quanto i rapporti di lavoro. Tuttavia, l’eccessivo indebitamento ha provocato problemi simili a quelli cagionati dalla disoccupazione nel diciannovesimo secolo. Per uno sviluppo economico sostenibile deve essere garantito un accesso generale al credito responsabile ed ai servizi ad esso connessi.

    In sintesi, i contratti di credito non sono trasparenti e le condizioni in essi contenute creano confusione o inducono addirittura in errore. Spesso tali contratti coinvolgono più offerenti e prevedono, al momento della loro conclusione, alti costi per eventi imprevedibili. In molti casi ad essi è connessa la sottoscrizione di costose clausole relative all’assicurazione in caso di mancato pagamento delle rate. Le conseguenze per i consumatori, che non si rendono conto di questi dettagli, possono essere davvero gravi.

  2. Il credito al consumo rende le potenziali entrate future disponibili per necessità presenti, quali spese per beni materiali, formazione, avvio di attività imprenditoriali, o assistenza sanitaria. Per tali ragioni, ed anche per il fatto che è in grado di attenuare i problemi derivanti da una diminuzione del reddito di lavoro, il credo al consumo costituisce, nella società moderna, un elemento basilare, in grado di consentire la partecipazione alla vita economica. I vantaggi dell’accesso al credito sono molteplici. Il credito innalza il benessere nazionale e soddisfa bisogni fondamentali dei consumatori, dando loro un potere d’acquisto superiore rispetto al reddito. Sussiste tuttavia anche un lato oscuro del credito al consumo: esso, infatti, può distruggere famiglie e causare la perdita di beni importanti, tra cui addirittura la casa di proprietà. La diffusione di crediti molto costosi tra persone con redditi inadeguati aumenta il divario tra ricchi e poveri nella società.

  3. Tali effetti si realizzano nel caso in cui il credito venga concesso unicamente al fine di ottenere il massimo del profitto a costi il più possibile contenuti e se la sua concessione non è temperata né dal diritto, né dalla morale, né dall’attenzione dell’opinione pubblica, né dall’esistenza di controlli o di norme protettive. Il denaro preso a prestito non produce esso stesso ricchezza, ma costituisce un elemento potenzialmente in grado di produrre ricchezza. Le persone che dispongono di redditi limitati possono indebitarsi per tutta la vita a causa di avidità, usura, sfruttamento pratiche creditizie irresponsabili. Questa considerazione è divenuta parte della cultura giuridica europea, che ha proibito o limitato l’usura, la concessione di crediti contraria ai buoni costumi, lo sfruttamento dello stato di necessità, l’anatocismo e allo stesso tempo ha posto dei paletti attraverso i principi dell’affidamento, della correttezza e buona fede, così come della tutela in caso di pignoramento e della liberazione dai debiti.

  4. Il credito viene investito o direttamente nella nostra capacità di produrre reddito (formazione e avvio di attività imprenditoriali), o nella costituzione di una famiglia, o nella possibilità di guarire e di riacquistare la salute o di superare le ristrettezze finanziarie che nella vita possono sopravvenire. La massimizzazione del profitto e la fiducia in una “mano invisibile” che governa il mercato non hanno condotto ad una tutela sufficiente con riguardo all’erogazione di crediti né al terzo mondo né ai soggetti più bisognosi. La concessione del credito ai consumatori e ai piccoli imprenditori necessita perciò di un quadro di regole che garantisca anche il raggiungimento dei fini desiderati. Il mercato favorisce i più ricchi e discrimina i più poveri con rischi più alti e importi inferiori.

  5. Quando l’Unione Europea - che si riconosce, sulla base dell’art. 152 del Trattato di Maastricht, così come su quella della proposta di Costituzione, in un livello elevato di protezione dei consumatori e sul rifiuto delle discriminazioni sociali - decide, nella propria politica, di favorire una apertura unilaterale dei mercati a favore dei prestatori di servizi finanziari più grandi e influenti (ma talvolta più sconsiderati) e non ha alcun rispetto per la molteplicità delle culture nazionali di protezione dei consumatori e dei debitori, essa minaccia l’idea stessa di un’Europa unita, che pretende l’utilizzo produttivo del credito con l’inclusione di interessi sociali.

  6. Le attuali proposte di direttiva in materia di credito al consumo, relativa al credito in generale, così come la direttiva sui pagamenti tramite carte di credito minacciano la cultura del credito in Europa, nel momento in cui esse vogliono rendere possibile autoritativamente la vendita di servizi finanziari in tutti gli Stati membri, in un modo che grava sugli strati inferiori della popolazione e ne provoca lo sfruttamento. La direttiva non contiene più, in pratica, alcuna tutela efficace dei consumatori,non accetta neppure i meccanismi di protezione esistenti negli Stati membri e introduce, con il principio del controllo del Paese di origine sugli offerenti e dell’armonizzazione massima, ordinamenti giuridici estranei nei Paesi di vendita.

  7. I principi giuridici riportati qui di seguito devono chiarire come la molteplicità culturale, il principio della responsabilità sociale, i buoni costuimi così come correttezza e buona fede, come li ha sviluppati il diritto comune un tempo valevole per tutta Europa, dovrebbero realizzarsi in una regolamentazione responsabile, divenendo diritto europeo del credito al consumo. Se si comparano tali principi con l’attuale proposta di direttiva in materia di credito al consumo elaborata dalla Commissione ci si rende conto che la Commissione stessa ha tutt’altra idea dell’Europa unita.


Principi


P1:   L’ accesso al credito responsabile e a condizioni accettabili deve essere garantito a tutti.

  1. Il credito è essenziale per una piena partecipazione alla società.
  2. Le banche non devono porre in essere discriminazioni e devono fornire un reale accesso.
  3. Il credito ai consumatori e alle piccole imprese deve essere soggetto a supervisione.

P2:   I rapporti relativi al credito devono essere trasparenti e comprensibili.

  1. La trasparenza concorrenziale richiede una forma standard e matematicamente corretta di rilevazione del prezzo (percentuale annuale di tasso di interesse).
  2. La trasparenza sociale richiede un piano di pagamento pre-contrattuale standardizzato.
  3. Ai consumatori deve essere dato un lasso di tempo adeguato per riflettere e l’accesso a consulenza indipendente.
  4. I consumatori devono avere accesso a consulenza indipendente in materia finanziaria.
  5. Entrambe le parti sul mercato creditizio devono prendere parte a un processo di “educazione finanziaria” mutuamente produttivo.

P3:   La concessione del credito dovrebbe essere caratterizzata nel corso della sua intera esistenza da equità, responsabilità e attenzione.

  1. I crediti devono essere produttivi per il mutuatario.
  2. Perchè un prestito possa essere definito responsabile è fondamentale, che tutte le informazioni necessarie vengano fornite, che ci sia la possibilità per il debitore di ottenere consulenza, e che, chi fornisce informazioni false o incomplete sia soggetto a responsabilità.
  3. Nessun fornitore di crediti dovrebbe avere il diritto di approfittare delle debolezze, necessità, dell’ inesperienza o ingenuità di chi chiede un prestito.
  4. La restituzione anticipata del credito dovrebbe essere consentita senza alcun costo aggiuntivo.
  5. Conversioni del credito e crediti aggiuntivi non dovrebbero condurre a dei danni.

P4:   L’adattamento del rapporto contrattuale di credito alle mutate condizioni di vita dovrebbe avere precedenza rispetto alla risoluzione del contratto e all’ insolvenza.

  1. Nell’ ambito del credito al consumo, si avverte la forte necessità di un’ effettiva tutela contro ingiuste risoluzioni del contratto di credito.
  2. I costi conseguenti all’ inadempimento dovrebbero essere adeguati a compensare solamente il danno effettivo.

P5:   La legislazione di tutela deve essere effettiva.

  1. La disciplina sul credito deve contemplare tutti gli utenti non commerciali.
  2. La disciplina sul credito deve contemplare ogni forma commerciale di credito.
  3. La normativa sul credito deve disciplinare tutto il processo di estensione del credito partendo dall'esperienza pratica dei suoi utenti.
  4. La disciplina sul credito deve incoraggiare il raggiungimento di concreti effetti sociali ed economici sotto il profilo dell'estensione del credito.

P6:   Il sovraindebitamento deve essere una preoccupazione pubblica.

  1. Il sistemi basati sul profitto non possono risolvere la questione del sovraindebitamento.
  2. I consumatori devono avere un diritto ad estinguere i propri debiti tramite una procedura pubblica.
  3. Le procedure di liquidazione devono portare alla riabilitazione del soggetto e non alla ritorsione.

P7:   I debitori devono avere mezzi adeguati per difendere i loro diritti e essere liberi di esprimere le loro critiche.

  1. Dovrebbero esistere procedure individuali e collettive per dare forza ai loro diritti.
  2. Uno consapevolezza pubblica e critica è fondamentale per lo sviluppo di un distribuzione equa e responsabile di crediti.
 

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