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Il governo USA statalizza le perdite dei refinanziatori ipotecari e assicura alle banche la liquidazione.
Con l’approvazione di entrambi i candidati alla presidenza il Governo americano ha praticamente acconsentito ad una garanzia statale per la metà di tutti i crediti ipotecari americani. Contemporaneamente ha assicurato a due banche dell’industria privata, i più grandi refinanziatori del paese, i cui consigli d’amministrazione già prima erano stati formati anche con nomine presidenziali, che le avrebbe condotte fuori dalla crisi. Questo non può che essere loro gradito, visto che il governo con i soldi dei contribuenti si accolla i rischi della metà di tutti i crediti ipotecari statunitensi. Si tratta di circa 5 mila miliardi di dollari. Cosa questo possa costare, non lo sa ancora nessuno. Attualmente le perdite accertate sarebbero di circa 45 miliardi di dollari.

Negli Stati Uniti banche e non banche distribuiscono crediti ipotecari, che già da subito vendono a uno dei grandi refinanziatori, affinchè siano immediatamente liquidi. Questi refinanziatori legano i crediti in un fondo d’investimento e vendono quindi delle partecipazioni a questi fondi (Mortgage Backed Securities) principalmente attraverso fondi pensionistici, che utilizzano per i risparmiatori. Se questi due refinanziatori si trovassero insolventi, la maggioranza degli americani avrebbe perso una parte della loro pensione. (Previdenza anziani circa 15 mila miliardi di $, crediti ipotecari circa 10 mila miliardi di $). (Durante la crisi messicana tutto il mondo ha dovuto aiutare gli americani nel rafforzamento del Peso, perchè il 20% dei fondi per le pensioni americani giacevano lì con alte rendite speculative).

Ora è chiaro, che il monopolio di questi refinanziatori, presente dai tempi di Ronald Reagan, è stato abusato soprattutto per promuovere anche crediti improbabili e per acquisizioni varie. Fannie Mae e Freddy Mac erano già state sempre rimproverate dai Community Groups, perchè praticavano discriminazioni sociali e perchè accettavano ipoteche solo secondo la regola del maggior profitto. Ora questa strategia si rivela per quello che è, e cioè che così hanno provocato il mutamento del debito ipotecario, tanto che ora le condizioni sono diventate sempre peggiori e circa il 20% dei proprietari immobiliari sono minacciati dall’esecuzione forzata.

Allo stesso modo nessuno, nemmeno in Europa, vuole riconoscere questa situazione, a cui fa riferimento il presidente della Banca Centrale americana. Solo la Banca Mondiale ha reagito alle pressioni della ECRC e NCRC. A Bruxelles come a Berlino e Francoforte si riflette solo su come si possa in futuro trattenere gli investitori dal danneggiarsi da sè. I problemi però li pagano attualmente quelli che hanno contratto un credito.

Nel Financial Times si può leggere la seguente notizia:

Un collasso per entrambi gli istituti sarebbe una catastrofe per il settore finanziario: perciò il governo americano ha temporaneamente assunto il controllo di Fannie Mae e di Freddie Mac. Prima di ciò le azioni delle banche ipotecarie erano crollate drammaticamente.

Con questo passo si dovrebbe evitare un’ancor più vasta tensione nei mercati finanziari americani e mondiali, sostiene il ministro delle finanze Henry Paulson, domenica a Washington. I consigli d’amministrazione di entrambi i giganti ipotecari verrano sciolti.

Entrambe le imprese sono “così grandi e così legate con il sistema finanziario, che la scomparsa di una delle due si risolverebbe in un’enorme instabilità sul nostro mercato finanziario e in tutto il mondo”, ha detto Paulson. Il nuovo capo della Fannie Mae dovrebbe essere Herb Allison, che prima era in posizione di comando presso la Merrill Lynch. David Moffet, che viene dal US Bancorp, dovrebbe assumere il timone di Freddie Mac.
La situazione di entrambi gli istituiti ha raggiunto il suo culmine venerdì dopo le dichiarazioni stampa riguardo all’urgente necessità di aiuti finanziari statali. Entrambi gli istituti, già da sempre vicini all’amministrazione statale, controllano assieme circa la metà dell’intero volume ipotecario negli USA – sia attraverso crediti edilizi che come rifinanziamenti di altre banche creditizie. Un’azione statale di salvataggio potrebbe costare ai contribuenti, dopo valutazioni dell’autorità per il bilancio del congresso, circa 25 miliardi di dollari.

ID: 41892
Data di Pubblicazione: Do., 07/09/08
   
 

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